TURCHIA, NEL SUDEST TRA DIGHE E PISTACCHI

Dal Bosforo all’Eufrate, una metropoli universale, la ex Costantinopoli, e città anatoliche, Sanliurfa e Gaziantep (futuro del Paese?)

Gian Paolo Bonomi per www.mondointasca.org (foto Gian Paolo Bonomi)

gp0383In giro per la Turchia, a scoprirne mète nuove, paesaggi imprevisti e le città di Sanliurfa e Gaziantep, nel sudest del Paese (dalla parte opposta dell’ex Costantinopoli ed ex Bisanzio, oltre confine la Siria…)

Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul: identico fascino
La sosta a Istanbul (che ovviamente, vista l’età e i sopralluoghi annoverati, già conoscevo) non mi dispiace. Anche perché è mio copyright l’ardita regoletta turistica (basata sull’antico detto Panta-Rei, tutto scorre) che ogni quarto di secolo una città già visitata e non più rivissuta (e a me accade per la metropoli sul Bosforo) si ri-vergina: è come se fosse nuova; in pratica, chi ci va, più che rivisitarla, la visita come fosse la prima volta. Oltretutto, tornando in un posto, risparmi soldi e tempo di lettura delle solite canoniche non meno che banali guide: sai già dove e cosa sono i siti da raggiungere, sono soltanto cambiati, diversi rispetto ad antan, fosse solo perché nel frattempo se non sono cambiati loro sei cambiato tu che li ispezioni; sei per certo diverso da allora e quindi vedi il mondo con un’altra ottica, cultura, esperienza, appetto a com’eri la volta precedente. Riecco Istanbul, dunque (e fortunatamente alloggiato a due minuti dalla piazza Taksim, centro nevralgico della metropoli quindi comoda “pole position” per girare e vedere) ed ecco pure veloci sensazioni e commenti telegrafici non meno che disordinati.

Istiqlal Caddesi, la via dello shopping “Europeo”
Se per Turchia (quella che vuole entrare in Europa) si intendesse la sempre affollata e indaffarata Istiqlal Caddesi, non vi sarebbero problemi per accettare anche i politici di Ankara tra quelli che a Bruxelles tengono appiccicati i vari pezzi del Vecchio Continente. La strada, adesso pedonalizzata, appare davvero assai più bella di quanto mi apparve nella mia precedente, lontana visita, e costituisce un valido biglietto da visita, almeno di Istanbul: diverte farvi lo “struscio”, esibisce bei negozi financo troppo chic e griffati, propone un ameno sferragliante tram turistico. Ma, dirà il perfido, appetto alle vetrine dell’elegante Caddesi c’è una arretrata Turchia contadina e pure qualche eccessivo rigurgito islamico. Epperò, gli risponderà l’ammiratore del Paese di Ataturk (che enorme lavoro fece il “Padre dei Turchi” nel rivoltare il Paese come un calzino, chapeau!) non è che certi angoli bucolici dell’Europa siano poi tanto ricchi ed evoluti, leggasi tanto differenti dalla campagna turca (e sorvoliamo sulla loro malavita).

Le magie paesaggistiche del Corno d’Oro
E quanto agli integralismi, meglio proseguire nella rivisitazione di Istanbul lasciando da parte le religioni. Come accaduto a Santa Sofia, trasformata da chiesa in moschea e infine (sempre lui, Kemal Ataturk) in museo. E avendovi scoperto – colmando una ancorché minima ma riconosciuta lacuna – in un angolo del piano superiore la tomba del doge Enrico Dandolo, invito la gentile aficiòn lettrice a documentarsi sulle indegne, squallide e mercantili porcherie perpetrate dai peraltro da me amati Veneziani, in occasione della IV Crociata: ne apprenderanno delle belle. Non rivisito il Caffè di Pierre Loti in fondo al Corno d’Oro, causa l’eccessivo cemento che lo circonda (il tempo stringe e per risparmiarlo occorre accettare quel che ti dicono i ciceroni) vado a percorrere la litorale che conduce al Mar Nero (e ancor più bello del viaggio terrestre con l’autobus dei trasporti urbani sarebbe il trasferimento in battello). Dai magnifici palazzi della opulenta Besiktas dei sultani, si procede per Ortakoy indi a Yenikoy (koy, villaggio) poi a Tarabya. Bei panorami, tanti yacht, i due ponti Asia-Europa, ville, ristoranti e club chic, posti da “sciur”; un altro angolo d’Europa, per certo meglio tenuto di lungomari e porti di… (censura). E con la riconferma che il Topkapi intriga davvero (chi non l’ha visto si affretti a fare un salto a Istanbul, andarci costa più o meno come pizza e birra in centro a Milano) si conclude la mia rimpatriata a Costantinopoli (pardon, son vecchio) Istanbul.

Una immersa diga tra splendidi paesaggi

Kemal Ataturk, grande genio modernizzatore della Turchia

Kemal Ataturk, grande genio modernizzatore della Turchia

Volo lunghetto, ben oltre l’ora, dal Bosforo all’enorme bacino idrografico creato dalla Diga Ataturk, eccellente volano per lo sviluppo non solo agricolo di una bella fetta del sudest turco. A conti fatti si potrebbe commentare che per questa Fam-Gita a Sanliurfa e Gaziantep va espressa gratitudine alla Diga, la cui realizzazione ha richiesto l’istituzione del Gap (South-East Anatolian Project). Un organismo che oltre all’Agricoltura prevede investimenti in altre attività economiche, tra cui (ovviamente, solo in Italia questa Industry non frega niente a nessuno, sovente agli stessi addetti ai lavori) il Turismo. Ringraziata oltre che fotografata (magnifici paesaggi in atterraggio) la Diga si procede verso Sanliurfa. Che con Gaziantep (salvo averne forse letto i nomi su qualche Atlante De Agostini) costituiva per me uno dei tantissimi carneadi disseminati nei continenti del nostro pianeta. Con la conseguenza che dopo aver visto le due città e dintorni mi sono dovuto dare dell’ignorante, appunto per aver “ignorato” che in questo angolo di mondo trafficato fin dall’inizio della storia umana (posti più antichi per certo non ci sono, qui camparono santi e patriarchi) non potevano mancare culture e monumenti coinvolgenti chi viaggia per imparare e non per spalmarsi unguenti.

Dalla storica Sanliurfa alla Gaziantep dei Mosaici
Sanliurfa (primo regno – si dice – della cristianità, poi antica Edessa dei Crociati, Raha in arabo, Riha in curdo) alias Urfa, cui recentemente è stato aggiunto Sanli, gloriosa, per il valido apporto dato alla rivoluzione Kemaliana) non offre solo la grotta natale di Abramo e un bel Caravansaray. Poco distante, Harran (a due passi dalla Siria) ricorda gli splendori economici e culturali (moschea del 1054) vissuti nell’XI secolo; durante il Califfato estese il suo potere fino alla “cordobese”, lontana Al Andalus. Intrigante (con stilizzate raffigurazioni di animali, inquieta datare quelle opere) il giacimento archeologico neolitico di Gobekli Tepe. A poco più di un centinaio di chilometri, goduto un bel tramonto attraversando l’Eufrate, si giunge tra infiniti alberi di pistacchio (ne è la capitale mondiale) a Gaziantep. “Vale il viaggio” una visita al Museo dei Mosaici. Poco aduso nel citare classifiche, dichiaro che trattasi del “più bello del mondo”. Chi ha dei dubbi vada a visitarlo e si assesti davanti alle tessere che compongono le effigi di Clio ed Euterpe. Poi mi dirà.

 

2018-04-26T10:00:28+00:0001 Lug, 2016|Mondo|Commenti disabilitati su TURCHIA, NEL SUDEST TRA DIGHE E PISTACCHI