TONGA, MINISTRO ASTIGIANO E RE CICCIONE… (antichi) ricordi di viaggio…

Abbiamo fama d’essere presenti in ogni più sperduto angolo del pianeta. Mille sono le storie d’emigrazione, lavoro e capacità di adattamento dei nostri compatrioti. Ma questa dell’isola di Tonga le supera tutte, per originalità e spirito d’iniziativa (nella foto, aeroporto isola Hapaai, settore check in….)….

Tonga, antan, auto granata “Forza Toro” di GP Orbassano

Diciamo la verità. Nel Belpaese, salvo le famose Figi (Fiji la grafia ufficiale) e la mitica Polinesia, tantissime altre isole e arcipelaghi dell’oceano Pacifico sono pressoché sconosciuti e pochi saprebbero persino rintracciarli sulla carta geografica. 
L’arcipelago di Tonga fa eccezione, almeno in Piemonte, grazie a un signore, Giulio Massasso, le cui vicende sono così intriganti da meritare di essere raccontate.

Via dalle “dittature”, verso la libertà
Massasso nasce nella provincia di Asti nei primi anni del secolo scorso. 
E’ antifascista quando il fascismo sale al potere in Italia e per non combattere “volontario” nella Guerra Civile spagnola (anno 1936) va a “trovare” certi cugini in Sud Africa, dopodiché prosegue per l’Australia e infine – forse per allontanarsi vieppiù da Franco e da Mussolini – si ritrova alle Figi. 
Cuoco in una miniera, Massasso viene chiamato a consulto in una piantagione di tabacco; grazie alle giovanili esperienze contadine, per la gioia dei “farmers” inglesi, guarisce le preziose piante erbacee da una misteriosa malattia. 
Nel frattempo, poco lontano (si fa per dire, tenuto conto di quel che sono le distanze nel Pacifico) la paffuta regina di Tonga – dal tonnellaggio inferiore soltanto all’orgoglio che la spinge a trattare alla pari l’omologa Elisabetta II d’Inghilterra – decide di sviluppare l’agricoltura nel suo lontanissimo regno e spedisce il figlio alle Figi alla ricerca di un esperto del settore.

In una piantagione di tabacco, Tonga 1969
Il non meno robusto erede al trono -Taufa’ahau Tupo IV, che dal 1965 cinge una corona sovrastante un quintale e mezzo di carne e ossa – incontra Massasso e nonostante i due caratteri impossibili (o forse proprio per questo) nasce un curioso feeling tra un “paìs” del “Vej Piemont” e un incazzoso polinesiano dal sangue blu. 
L’astigiano diventa il virtuale ministro per l’Agricoltura del regno di Tonga (l’unico nel Pacifico a non avere mai perduto l’indipendenza), ma da bravo contadino piemontese odia il mare e per questo ne sta distante il più possibile, facendosi costruire una casa nel punto più centrale dell’isola, a ben un chilometro e mezzo dalle onde. 
A ottantatré anni (una decina di anni fa) in un punticino quasi introvabile nel mezzo di un oceano immenso, tra le palme da cocco, Giulio Massasso chiude un’esistenza cominciata agli antipodi tra i vigneti della Barbera.
Con la speranza di godere la stessa fortuna dell’ex contadino monferrino, alcuni intrepidi (in ovvia maggioranza suoi corregionali piemontesi) sono partiti per Tonga con il biglietto di sola andata e oggidì la colonia italiana è la più nutrita del Pacifico, ovviamente in rapporto alla popolazione, poco più di centomila abitanti. 
Un novarese fa le pizze, una biellese gestisce un albergo e non mancano un medico ravennate e un tour operator torinese che accoglie il turismo in arrivo dallo Stivale.

Luoghi turistici (ancora) per pochi
Un viaggio a Tonga, ancorché un “filino” faticoso per le tante ore di volo con orari e coincidenze più da viaggiatori che da turisti, vale la pena e il costo del biglietto. 
Il regno (complessivamente settecentoquarantotto chilometri quadrati. quindi più piccolo della provincia di Lodi) è composto da tre arcipelaghi. 
Su quello più meridionale – il meno attraente per il viaggiatore alla ricerca di candide spiagge all’ombra delle palme – è situata l’isola principale, Tongatapu, con capitale Nukualofa, tranquilla cittadina nei giorni feriali e addirittura morta la domenica, in omaggio alle puritane tradizioni della chiesa protestante, insediatasi ai tempi dell’occupazione Vittoriana. 
Più a nord, salendo dal Tropico del Capricorno verso l’equatore, l’arcipelago di Ha’apai vanta il ruolo storico di scenario dell’ammutinamento del Bounty, non senza offrire distese di sabbia tra acque cristalline e paradisiaci silenzi. Sull’isola principale tutto il turismo è costituito da una dozzina di bungalow costruiti da un ex ristoratore tedesco.
L’arcipelago di Vava’u, infine, accontenta il viaggiatore alla ricerca dei Mari del Sud: si esce in barca ad ammirare le balene dopo aver navigato tra verdi isole montagnose, punteggiate da villaggi non privi del tipico bar per lupi di mare, roba da lettori di Conrad. 
Chi parte per Tonga non impiega molto tempo per fare la valigia: temperatura media venti gradi, da dicembre ad aprile il caldo è umido e afoso, da maggio a novembre fa un po’ più freschino. Niente a che vedere con quelle fredde nebbioline autunnali che danno il nome a quel nettare astigiano chiamato Nebbiolo.

……………………………………………..per mondointasca.org 8/2006…………………………………………………

 

2018-07-02T18:45:00+00:0002 Lug, 2018|Mondo|0 commenti

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