Cibi, usanze e tradizioni durante le festività iberiche di fine anno…
nb … Le uova con Chistorra (Navarra) e la Fabada Asturiana non sono leccornie da pranzi e cene di Fine Anno… ma sono così buone (e vanno così bene d’inverno…)….

Fabada asturiana....

Fabada asturiana….

Datosi che ‘siamo sottofeste’ mi viene in mente che (almeno un tempo) dicevasi “Pancia mia fatti capanna”. E alla cortese aficiòn lettrice risparmio, per praticità e per bontà, il perché di questo antico detto. Per praticità, perché ormai Google spiega tutto e più in fretta: schiacci 2 volte il polpastrello sulla bottoniera e sai tutto, bye bye Treccani. E per bontà, perché a Natale è d’obbligo essere tutti buoni: ma proprio tutti, financo in guerra, ancorché lo scrivente non abbia ancora capito bene perché – vedi 2 ultime guerre così tragiche da essere state chiamate mondiali – tra le 0 e le 24 del Giorno della Bontà, sono, appunto, tutti buoni, dopodiché, perfettamente puntuali, alle 00,01 in punto tornano a scannarsi come nemmeno le belve, vai a capire ‘sta razza che anche Einstein sbagliò nel definirla umana.

I dolci delle feste
Al sullodato adagio, “Pancia mia fatti capanna”, sono comunque grato imperocché da capanna alias il tugurio ospitante il Gesù Bambino in questo periodo dell’anno, e da pancia, beninteso stracolma di magnate e bevute, traggo lo spunto per tornare (“E’ passato tanto tempo” dice Rick/Bogart in Casablanca) a parlare di mangiare o se si preferisce di cucina. Una parola ormai desueta anzi volgare, che non si usa più nemmeno con riferimento alla trattoria sotto casa, datosi che (grazie al geniale marketing degli addetti ai lavori, corifea la stampa sedicente esperta e comunque gratis sbafante) oggidì rende molto di più – e vuoi mettere come fa più chic – parlare aulicamente, non meno che economicamente, di enogastronomia (e ti incazzi se un cuoco ti fa pagare un pasto 90 euro, mentre provi un certo frisson se la stessa ladrata te la ammannisce uno Chef beninteso alla voce menu degustation, è la moda, baby).

Noche Buena, los Reyes e Noche Vieja. Ovviamente a tavola
Natale-Capodanno e Cucina. Ovviamente spagnola, sennò che li facevo a fare, un minidizionario gastronomico e una miniguida su “posti dove mangiare in Spagna” (anche umili posti dove sfamarsi, ma curati, in quanto la mia opera non aveva fini di lucro)? Cucina spagnola, dunque, che, tanto per non venir meno al mio abborracciato stile letterario, tratterò, esporrò disordinatamente ma non al punto di non cominciare con ‘quel che si mangia in Spagna’ tra la Navidad alias Noche Buena (con la grande maggioranza degli sbafatori ancora un filino delusi per la fallita vincita alla Loterìa detta anche el Gordo, sorteggio ogni 22 dicembre visto in tivù da tutto il Paese) e los Reyes-Epifania (in mezzo, los Santos Inocentes, 28 dicembre, il 1° aprile italiano, e la Noche Vieja-Capodanno). Meglio, però, sarebbe precisare ‘quel che – non – si mangia in Spagna’ (durante le feste di fine anno) o quantomeno si mangia meno o è praticamente scomparso.

Angulas, leccornia in crisi
gastronomia - jamòn pata negra 12E mi riferisco al Besugo-Pagello Occhialone, una tradizione della cucina natalizia che, tra il sempre più alto costo e la crisi economica, è divenuto un po’ meno must, un obbligo sulle mesas-tavole spagnole. Ma sono soprattutto le Angulas-Anguille neonate, cee, ceche, a essere ormai introvabili tra gli iberici sfizi natalizi del palato. Due i motivi di questa estrema rarefazione, oltre alla già citata crisi (è però doveroso precisare che gli spagnoli amano gozar de la vida, godersela, parimenti a italiani, francesi e portoghesi, talché me gusta commentare che – giusta una battuta davvero saggia – “Al mondo ci sono due razze: i Latini e quelli che vorrebbero esserlo”).
Le Angulas, dicevo, sono quasi scomparse (eppertanto prezzi tremendamente alti) perché molto diradate (vedi vicenda delle italiche anguille a Comacchio) nelle rias-estuari dei fiumi, minifiordi, della Spagna atlantica, dopodiché quel poco che resta finisce in Giappone da quegli stessi balossi che si pappano il buon tonno dell’italico Mediterraneo pagandolo fino a 500 euro al chilo). E stia in campana chi in Spagna legge Gulas e pensa alla leccornìa di cui sopra: trattasi di un fortunatamente non dannoso succedaneo, perfettamente simile all’originale e dal gusto assai buono, che però Angula non è.

Dodici chicchi d’uva per l’Anno Nuovo
gastronomia - jamones costo diff 2Più umano è invece il costo dei Percebes-Balano, Peduncolo Carnoso ma, pericolosamente estratto dagli scogli della Galizia, aumenta di prezzo in inverno per le bizze dell’Atlantico. Infine, sempre a proposito di commestibili, il 31 dicembre preparare 12 chicchi d’uva e alle 23,59 e 40 secondi inghiottirli perché tomar las uvas porta bene. Altro mangiare spagnolo tipico a fine anno (oltre a quanto suesposto)? Aumenta a dismisura il consumo di jamòn-prosciutti (il lettore curioso può leggere un mio minitrattato sul Pata Negra) e di cordero-agnello, ma a farla da padrone sulle tavole sono (sembra ovvio) i dolci: in primis il Turròn (prima di dicembre a Jijona fanno gli straordinari), eppoi i Polvorones (pasticcini friabili) e i Mantecados (dolce burroso). Feliz Navidad y Prospero Año Nuevo. Aahh.. ho fatto tardi e quel che si mangia in Spagna nel resto dell’anno lo rinvio alla prossima puntata….