Chi l’ha detto che per ”fare turismo” bisogna andare dall’altra parte del mondo? Si ”viaggia” (facendo turismo) anche facendo il giro dell’isolato (e i milanesi compiendo una gita in tanti bei posti vicini che continuano a -non voler conoscere) …..
per mondointasca.org del 1/11/10 (nella foto di copertina, la casa in cui nel 1488 fu stampata la prima Bibbia in ebraico)

Soncino, la Rocca

Soncino, la Rocca

Ma chi l’ha detto che per fare un viaggio e trovare qualcosa di interessante da vedere bisogna spingersi fino a Vladivostok o alle Maldive? Vicino casa esistono luoghi davvero degni di una visita. Un esempio? Soncino, in provincia di Cremona…
Sostengo da sempre, e insisto, che “si fa turismo” (ci muoviamo, in senso più lato ‘si viaggia’) anche facendo il solo giro dell’isolato di casa nostra; un po’ come quella battuta militaresca che si serve la Patria anche facendo la guardia a un bidone di benzina. L’importante è essere curiosi, saper valutare quel che si vede, fosse solo per smentire quello stolto luogo comune che un viaggio per essere bello deve necessariamente essere “lontano” eppertanto anche “lungo”. (Ma a proposito della durata di una trasferta, ci sono anche i goffi che dicono di “essere stati in Francia” solo per un veloce shopping al mercatino di Mentone, né in puri termini letterari li si può smentire, così come dicevo il vero quando da Chiasso spedivo cartoline agli amici novaresi dispensanti “cordialità dall’estero”).

Macché Maldive! Meglio la bassa Lombardia
A sostegno di questa mia certezza (che chi vuole può “fare turismo” anche senza spingersi fino a Vladivostok o Gibuti) tempo fa avevo raccontato gli entusiasmi miei e di un paio di amici al ritorno (nella milanese Porta Romana) da un “viaggio” a Pizzighettone, durato non più di tre o forse anche quattro ore (tragitti in auto e pasto inclusi). Confortato da tanta e sperimentata sicumera non potevo non andare “Plus Ultra” (imperativo scritto sulle Colonne d’Ercole dello scudo dell’imperatore Carlo V, simboleggianti la frontiera del sapere umano già varcata dalla leggenda di Ulisse). Eccomi quindi (un filino “più in là” di Pizzighettone, a poco più di 50 chilometri da Milano, meno di un’ora d’auto) a Soncino. O per meglio dire: rieccomi. Perché ero già stato in questa località tra Brescia e Cremona, una dozzina di chilometri a est di Crema). E mi era piaciuta assai, tant’è che mi ripromisi di tornarvi, come appunto accaduto poco più di quarant’anni dopo.
A conti fatti, un colpevole ritardo, ma (premesso che certe gite si fanno in compagnia e non ‘en solitario’) sarà mica colpa mia se possiedo amici che per “viaggio” intendono una settimana, minimo, alle Maldive – e molti vi tornano, come se ci fossero tante cose da vedere – per non citare quelli che sognano e a volte, ahiloro, compiono quella lunga e pallosissima sfacchinata che è il Coast to Coast negli States.

Una storia lunga e complessa
Di Soncino ricordavo una bella Rocca-Castello e la vicenda della stampa della prima Bibbia in ebraico, niente di più. E invece, oltre alla rivisitazione di quanto già in memoria, eccomi alle prese con tante altre cose da vedere, tanto valide da farmi affermare che (parafrasando la pubblicità di un ristorante sull’autostrada Torino-Milano, quando ancora era lardellata di cartelloni) “una visita di Soncino vale il viaggio”.
Ciò premesso, se l’importanza di una località deriva in gran parte dal suo passato, meglio se remoto, Soncino può indubbiamente vantare una lunga storia con un ‘pedigree’ che risale nientemeno che alla leggenda del Lago Girondo o Gerundo (“una vasta area acquitrinosa creata dalle ricorrenti inondazioni dell’Oglio e alimentata dall’apporto delle risorgive dette Grande Mosa”, informa lo storico locale, Ermete Rossi, nell’opuscolo “Un giorno a Soncino”). Tanta distesa d’acqua da spiegare la denominazione celtico-cenomane So-Kyn, Terra al Centro delle Acque, la Aquaria dei sopraggiunti Romani, che però lasciarono ai ‘bossiani’ Celti i luoghi meno ospitali per stabilirsi (precisa il sullodato Rossi) in più salubri nuclei rurali (in uno fu rinvenuta una decorata Ara Jovis). E dopo i Goti (portatori della religione ariana e probabili costruttori dell’attuale castello) ecco i Longobardi, le cui Curtes, istituzione poi imitata dai Franchi, governavano il territorio mentre i monaci Benedettini pensavano a bonificare la Mosa e ad erigere un monastero.

A Soncino, persino un “Marchesato”
Soncino Mulino 3Ma le fortune di Soncino (il toponimo appare per la prima volta nel 920, Castrum Soncini) cominciarono nel XII secolo, quando il Comune di Cremona (1118) comprò la località dal Conte di Bergamo e ne infeudò 50 militi del posto. Una posizione strategica, militare (anti Milanesi e Bresciani) e commerciale; i terreni bonificati e tanta acqua permisero al borgo di popolarsi rapidamente e svilupparsi nell’agricoltura e nella produzione dei tessuti di lana (epigono di questo know how la Filanda oggidì assai ben ristrutturata e centro di incontri e altre iniziative sociali). D’altronde, come non poteva rivestire enorme importanza una località posta nel bel mezzo di vicende storiche coinvolgenti: la Signoria poi Ducato di Milano, la Serenissima Repubblica di Venezia, il Sacro Romano Impero eppoi Spagnoli e Francesi e quant’altri capitavano a dominare nel nord del Belpaese? Nel 1536, divenuta virtualmente spagnola (nel cosiddetto Milanesado) Soncino fu infeudata da Carlo V a Massimiliano Stampa per la nascita del marchesato di Soncino, destinato a estinguersi nel 1876 (una prova della sua potenza? Il grande palazzo nell’omonima via di Milano, una traversa di via Torino). E ancor più fiorente risultò Soncino durante il secolo e mezzo (1707-1859) della benefica occupazione austriaca, con la nascente industria e commerci favoriti dalle illuminate leggi di Maria Teresa.

Da vedere e ammirare
Cosa vedere oggidì dopo tanta intrigante storia? Tanto, anche se non tantissimo e interessante. La Rocca-Castello Sforzesca, Santa Maria delle Grazie (fuori le Mura), la Torre del Comune (con i Matèi tipo i Mori di Venezia), la Pieve di Santa Maria Assunta, San Giacomo e la torre ettagonale, i mulini, oltre a varie case patrizie (la Azzanelli) e palazzi d’epoca. Ma la chicca che “vale il viaggio” è costituita dal Museo della Stampa. Qui, il 22 aprile 1488, vide la luce (e si può ammirarne un esemplare) la prima copia della Bibbia stampata in ebraico. E da Soncino, presone il nome secondo usanza nelle comunità del tempo, gli stampatori ebrei andarono a stampare quindi a ‘fare cultura’ in tanti, importanti posti del mondo.

P.S. Chi non si fidasse dei miei lusinghieri e comunque disinteressati commenti, e volesse saperne di più, clicchi www.soncino.org e/o chiami la solerte signora Sabrina alla biglietteria della Rocca, tel. 0374/981597 e 340/66[email protected] e c’è pure la Pro Loco [email protected], tel. 0374/84499, fax 0374/85333 www.prolocosoncino.it.