Consigli per gli acquisti

Consigli per gli acquisti

Ravenna, tagliatelle agli Strugoli, Mandriole, i Mulner, Anita Garibaldi, San’Alberto, un capanno da pesca, Peppino Garibaldi, Stecchetti (o Guerrini), Cà de Vèn, Paolo, Spina, Bruna, William, Piadina ecc. ecc. ecc. ecc.

gpb per mondointasca.org del 27/4/11 … nell’immagine in evidenza: Pellegrino Artusi

Vigilia e giorno del compleanno. Trascorsi con “fuitina” dalle gentili consorti, a visitare luoghi noti, amici di vecchia data, locali dove si beve e si mangia come nemmeno in sogno. Con un pensiero ad Anita (Garibaldi) e un altro di Olindo Guerrini. Ravenna e dintorni, incluse dritte e segnalazioni….
Come raccontato nella puntata precedente, sono finito in Romagna-Emilia per festeggiare al Lido di Spina i 70 di Paolo, mio Scout rumagnòl, nonché “vicino di tomba” a Lugo e ‘tentato cuoco’ da qualche decennio………………………..

Venerdì 8 Aprile

Predappio ...  sempre di Piacentini (architetto del regime ) si parla...

Predappio … sempre di Piacentini (architetto del regime ) si parla…

Fuggendo come da Buchenwald (una delle due signore-sentinelle non vigila giocando al Burraco col pc, l’altra è andata a prendere il sole) io e Paolo procediamo dal Lido di Spina verso Ravenna, laddove alla Gap Eventi abbi..amo un puntello (ma casto: giusto un saluto con piadina e Sangiovese) con Bruna e Valeria sua erede, accorte ‘agentesse’ di viaggi (forse le ultime che ancora credono nella mia conoscenza del turismo). Prima, però, avrà luogo la solita non meno che immancabile sosta alle Mandriole (previo superamento del Reno al Passo di Primaro, oggidì mediante un ponte, per lungo tempo, nel secondo dopoguerra, usando come ferry i mezzi da sbarco dell’esercito britannico; dove esisteva il traghetto trovasi adesso un’osteria -col Castrato così così- un tempo umile negozio contadino in cui bere un bicchiere e comprare l’acetilene e quant’altro necessario per chi vive nei campi).

Ah… l’Eroica Anita…
Lasciata a sinistra Casal Borsetti (Paolo vi possiede un Capanno in cui non si è mai pescato un pesce che fosse uno, fortunatamente, perché i cefali di questi melmosi canali e fiumi sfocianti nell’Adriatico altro non sono che fango e squame, ‘na vera schifezza’) si curva a destra verso le Mandriole. Due i motivi della deviazione.
Uno: un riverente saluto, sia pur di passaggio, ad Anita Garibaldi (assai vicini, l’edificio dove spirò, il cippo commemorativo e la chiesa in cui fu provvisoriamente sepolta prima di finire sotto il monumento al romano Gianicolo). Grande, la brasileira Anita Ribeiro, e se già ne ammiravo da sempre il suo oscuro eroismo, figuriamoci quanto la adoro adesso, dopo averne raccontato le gesta in Brasile e Uruguay fianco al suo amato Peppino (che per sua fortuna è morto senza sapere chi fosse Lele Mora).

Zuccherini deliziosi. Fino a quando?
Secondo motivo di stop alle Mandriole: il Forno, semplice non meno che celebre (almeno per la Romagna-bene vivente da queste parti, vedi i Suv che vi sostano scaricanti sciure che vanno a fare shopping). In effetti non si tratta di un Prestinée qualsiasi, bensì dell’ultimo forno a legna della bassa romagnola (non so in collina), quindi un posto da vedere (e per umile che sia, si ammira di fianco pure il vecchio forno in mattoni). Morale: chi passa da quelle parti compri gli Zuccherini e il suo palato scoprirà nuovi sapori (presente i vari biscotti del Mulino Bianco? beh – con il dovuto rispetto – tutto il contrario). Al Forno scopro poi (sempre grazie al prezioso contributo linguistico di Paolo, per me tanto d’aiuto quanto lo erano le guide-interpreti Sioux per il generale Custer) qualcosa che non funziona tra i giovani del mio forse troppo ricco Belpaese. Apprendo infatti che i proprietari cercano da tempo qualcuno voglioso di dare una mano nella creazione del pane e dei già lodati Zuccherini. E la paga sarebbe, oltretutto, più che buona. Se non che – mi commentano – appena gli notifichi l’ora d’inizio delle infornate il candidato scappa via scattando come nemmeno il Berruti alle Olimpiadi.

Ravenna: liquirizia e referendum

Coloriti tortellini di ricotta,....

Coloriti tortellini di ricotta,….

Lasciate le Mandriole (e fatta un po’ di luce sulla disoccupazione giovanile) eccoci infine a Ravenna. Un posto che ha vissuto la Grande Storia e ne ha fortunatamente preservato tante testimonianze. Tant’è che oggi, in una bella giornata d‘aprile, incontro legioni di intelligenti turisti, balde scolaresche, gente che viaggia facendo andare la testa alla ricerca di monumenti, edifici storici. Io e Paolo, che baldi scolari ahinoi non siamo più, e nemmeno turisti intelligenti (ma solo perché da queste parti siamo ‘frequent travelers’) a Ravenna facciamo le solite cose (che però continuano a divertirci): si va nella curiosa (e fornitissima, vale uno stop) drogheria Giorgioni, e io vi compro la Liquirizia calabrese all’anice; dopodiché si affrontano le scale conducenti al Municipio per fotografare (di foto ne ho già una sessantina, ovviamente tutte identiche) la lapide rammentante che nel referendum del 1946 su 54.769 votanti scelsero la repubblica in 48.825 mentre a favore del nonno di “Fili” si espressero (qualche pirla in giro non manca mai) solo 4720 elettori (91 contro 9%, 2 a 0 e palla al centro).

Dai “Tajadèl” al pesce dell’Adriatico
Poi si finisce in via Limetta, ai Mulner (Paolo traduce subito, i Mugnai) umile ma genuino circolo (di fianco c’è Il Cervo, circolo, anche loro, di Mugnai, ma un filino più snob) a bere Albana e Sangiovese (venduti anche sfusi, come dovrebbe accadere in tutte le osterie degne di questo nome) mentre alcuni vecchi (anzi miei coetanei, o anche meno) giocano uno di quegli strani e azzardati giochi cartacei che in Romagna (almeno un tempo, ma anche adesso) vedevano un podere passar più volte di mano in una sola nottata.
Stavolta, però, io e Paolo abbiamo fatto Bingo! Ospiti della Bruna (nemmeno Corona trova più femmine che gli offrano Piadina, Tajadèl e Squaquerone) abbiamo messo i piedi sotto un tavolo della a me cara Cà de Vèn (Casa del Vino per i non Sioux). E la nostra anfitriona ci ha pure presentato il vicesindaco, ovviamente repubblicano – siamo a Ravenna – che nel resto del Belpaese sarebbe da tempo finito in un museo del Paleozoico politico. Ritorno al Lido di Spina, cena da William, eccellente cuoco più che Deus Ex Machina dei Bagni Piramidi. Pesce,ça va sans dire, “A lo grande” (o anche “de puta madre”) avrebbero commentato i miei amici spagnoli.

Sabato 9 Aprile (il “Giorno!”)
E venne quel dì, Paolo ne fa 70 (interamente buttati via! nemmeno un giorno messo a profitto!). Mangiatina alla trattoria La Rucola, a Sant’Alberto (poco distante dalle Mandriole) gestita, scoperta casuale, da un “fratello interista” (eccellente arredamento, bandiere nerazzurre, foto di Milito nel trionfo europeo al Bernabeu, sullo sfondo Mourinho). Quattro ore al desco (compresi i deliziosi Tagliolini con gli Strugoli). Ma ricordo solo il finale con Squaquerone e fichi giulebbati (detti anche caramellati). Lo Scalogno penso di digerirlo verso Natale.
N.B. A Sant’Alberto visitare la casa (adesso museo, interessante) in cui visse Olindo Guerrini, alias Lorenzo Stecchetti, che descrisse il luogo natale con il seguente sonetto “Topi, zanzare e rane, gente pallida e scortese, tutte le donne son puttane, questo è il mio paese”. Morale: la cittadinanza di Sant’Alberto dedicò all’autore un monumento.