PAPUA NUOVA GUINEA (PNG per i GV Grandi Viaggiatori)

PAPUA NUOVA GUINEA, GRANDE ISOLA ”DOWN UNDER”
(nb…. pubblicata tempo – abbastanza…. – fa per una rivista di viaggi & turismo …. la destinazione sta diventando di moda….)….

Intervistato dalla Rai su questa intrigante destinazione colgo l’occasione per riproporre (riveduto, corretto e aggiornato) quanto riportai antan dal mio sopralluogo …

mondo png 2(Doveroso commentino)… Se fossi vanitosetto, tipo il “Dr.” Giannino, mi farei chiamare “Gian Paolo Bonomi della Rai Tivù” (così facevano antan i cantanti di balèra dopo anche una sola esibizione ripresa da microfoni o telecamere dell’ex Eiar). La radiofonica “Voci dal Mondo” mi ha infatti intervistato sulla Papua Nuova Guinea, alias PNG, che ho provveduto a raccontare riferendomi a quanto scrissi (molto) tempo fa e ripropongo, beninteso opportunamente aggiornato, riveduto e corretto. Ahhh, beninteso, ‘resto’ Gian Paolo Bonomi (sempre ‘dottò’ ma non ‘raitivù’).

PNG, seconda isola del mondo

Lo sanno tutti. PNG per i viaggiatori incalliti e per gli australiani che ne sono i virtuali colonizzatori altro non è che la Papua Nuova Guinea, uno dei pochissimi angoli del mondo non ancora totalmente occupato dalla nostrana, sedicente civiltà.
Un angolo del mondo, la PNG, di dimensioni decisamente grandi, più di 450.000 chilometri quadrati, più di una volta e mezzo il Belpaese e si parla soltanto della parte orientale dell’isola della Nuova Guinea, la seconda per superficie del nostro pianeta. Eccettuata qualche località costiera battuta dal commercio marittimo, nell’interno dell’isola – oltretutto assai montagnosa con il monte Wilhelm che raggiunge i 4.500 metri – l’uomo bianco tardò molto tempo a mettere piede (eppoi non vi ha costruito molto: meno di 20.000 chilometri di strade di cui meno di 800 asfaltate).

Papua Nuova Guinea: grandi bocche, un tempo cannibali!
Più esattamente nel 1933 (l’avvenimento è immortalato in un rudimentale filmato proiettato nei resort nei dopo cena, non certo mondani, che seguono le giornate dedicate a visite ed escursioni) tre fratelli australiani esploranti le Highlands, altipiani, apparvero agli indigeni non meno frastornati che stupefatti alla visione di loro simili dai volti tanto pallidi. Il contrasto con la lattea razza anglosassone non poteva che essere impattante, appartenendo i sette milioni di abitanti della PNG a quella melanesiana (dall’antico greco melòs, nero), le cui caratteristiche – oltre alla pelle d’ebano – consistono in una folta dotazione di capelli crespi e in larghissime bocche emananti cordiali e innocenti risate. Una giovialità forse non percepita dal nemico preso prigioniero e contestualmente pappato, almeno un tempo, ma forse forse nella PNG il cannibalismo non è ancora del tutto scomparso. Difficile poi sapere come si capirono gli indigeni Papua e gli esploratori Aussies in quel loro primo, storico meeting: nella Nuova Guinea si parlano più di 800 differenti idiomi (tra i più usati, l’Hiri Motu e il Pidgin melanesiano, un cocktail di dialetti locali e svariate lingue europee buffamente pronunciate).

mondo png 3Papua Nuova Guinea: catene montuose e paludi sterminate.
Pertanto, affinché i neoscoperti abitatori di quest’isola morfologicamente tanto complicata potessero capirsi a vicenda, andare a scuola, dedicarsi al business e osservare una legge scritta non restò, come accadde in India, che ricorrere all’inglese. E di business è ricca, a livello potenziale, la Papua Nuova Guinea (indipendente dal 1975, comprende la Papuasia, british colony ceduta nel 1906 all’Australia, e la Nuova Guinea, colonia tedesca fino al 1920, governata da una democrazia di stampo britannico con Elisabetta II capo formale dello Stato): miniere, petrolio, caffè, tè, olio di palma e legname potrebbero in breve tempo arricchire una popolazione che pratica tuttora l’economia di scambio. Se si eccettua un po’ di animazione nella capitale Port Moresby, porto affacciato a sud dell’isola, sul mar dei Coralli e nelle altre towns sul mare, nell’interno del Paese si vive la tipica atmosfera coloniale degli avamposti di frontiera: dal che è facile dedurre quanto selvaggio e in gran parte inesplorato sia l’interno, montagnoso nella parte centro-orientale della PNG, prevalentemente piatto, solcato da immensi fiumi, a nordovest, fino al confine con l’Irian Jaya indonesiano, e praticamente inaccessibile nelle sterminate paludi della terra Papua antistante l’Australia.

Tanta natura incontaminata, paesaggi esotici con flora e fauna assolutamente uniche e soprattutto il contatto con gli indigeni (una delizia per chi ama l’etnologia e la storia del mondo) fanno della PNG un must (dicono gli americani) un obbligo andarvi, al quale non può sottrarsi il vero viaggiatore (che qui scoprirà in alcuni territori che per l’uomo esiste ancora la preistoria). Atterrati a Port Moresby (l’Australia è a due passi, almeno in aereo) inizia un’esperienza di viaggio poi non così ‘selvaggiona’ grazie a buone infrastrutture turistiche (ovviamente scarne, e tanto meno di lusso, ma efficienti). Sulle Highlands, a Tari, si va alla scoperta degli Huli, la tribù degli “Uomini-parrucca”, dopodiché, ammirate tante varietà di uccelli del Paradiso, si vola con piccoli aerei da turismo a Goroka per incontrare la tribù degli Asaro Mudmen, “I guerrieri di fango”. In pianura si naviga nell’immenso e infinito bacino dei fiumi Sepik, Blackwater e Karawari, visitando villaggi che della civiltà possiedono conoscenza sommaria. Per certo, chi va alla scoperta della “PNG” vive il cosiddetto viaggio “una volta nella vita”.Tanti sono i grandi appuntamenti mondiali della cultura, dello sport, della mondanità e dell’arte: il Festival musicale di Bayreuth o il Military Tattoo di Edinburgo, il Carnevale di Rio de Janeiro, il Festival del Cine di Cannes e i Sanfermines a Pamplona. E anche il folclore, sinonimo di tradizioni e consuetudini popolari si è ritagliato il suo spazio nel calendario del turismo intelligente. A metà agosto, il Mount Hagen Show, sulle Highlands, gli altopiani, costituisce da anni un eccezionale avvenimento folcloristico e culturale. La manifestazione nasce dal meeting annuale delle tante tribù che festeggiano l’incontro cantando e danzando per due intere giornate in un “Singsing” che emoziona il viaggiatore in una esplosione di suoni, luci, colori, contrasti. La tribù degli Uomini delle Parrucche, quella degli Uomini di Fango e altre etnìe minori, separate da aspre e inaccessibili catene montuose, esibiscono costumi ricchi di sgargianti fiori tropicali, ornati di rare piume dell’uccello lira. Un trionfo del folklore attirante curiosi viaggiatori, studiosi e fotografi dai quattro angoli del mondo (e addirittura affascinati antropologi ed etnografi, superfluo ricordare che alla PNG appartengono le isole Trobriand, mecca delle storiche ricerche di Malinowski, celebre antropologo anglo-polacco).

2019-06-12T11:38:56+02:0012 Giu, 2019|La Storia insegna (poco....)|0 Commenti

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