tanto per non prendere troppo sul serio questo sporco mondo… per mondointasca.org dal 7/12/2007

ONU FRIVOLE MINISCHEDE …21ma puntata (Salomone – Serbia)

varie - Pacifico © Piero OLIOSI-020Salomone – Protettorato britannico dal 1893, dal 1978 indipendenti (ma mica tranquilli, due etnie provano reciproca antipatia e passano il tempo ad accopparsi). Isole e atolli nel sudovest del Pacifico (nella Melanesia – dal greco antico: isole abitate dalle gente con la pelle scura – a est della PNG (Papua Nuova Guinea) grandi quanto Piemonte e Valle d’Aosta ma un filino più calde (vedi avanti). Turisticamente parlando, pertanto, come dicono a Napoli “non è cosa”. Capitale Honiara (56.000 abitanti, un decimo della popolazione) sull’isola Guadalcanal, storico non meno che mitico nome evocante una tragica battaglia (tre mesi, a fine 1942) tra Japs e Marines nella WWII (World War Two) da cui un film visto non meno di ventotto volte dallo scrivente (Guadalcanal e la battaglia di Midway diedero il “la” alla riscossa di John Wayne & C, che sculacciate ai musi gialli!). Tornando all’orribile clima “salomonico”, nel senso di impossibile caldo equatoriale, umido e piovoso, si pensi che dei settemila morti Americani (quasi trentamila i sudditi di Hiro Hito) la stragrande maggioranza non tornò a casa in una bara perché vittima dei Giapponesi, bensì perché colpita da malaria o dissenteria.

Samoa – Nel Pacifico centro-meridionale, quelle indipendenti, un tempo dette occidentali (le orientali sono Usa) per la precisione le isole Savaii e Upolu, monarchia, capitale Apia, 2.831 chilometri quadrati, meno di duecentomila abitanti. Ulteriore aiuto al lettore, Upolu fu così cara a Stevenson (lo scrittore, quello del Dottor Jekyll e dell’Isola del Tesro, per i nativi “Tusitala”, ‘colui che racconta storie’, ma nel senso buono della parola) che decise di morirvi (e scelse pure il luogo in cui erigere la tomba, la sommità di una collina raggiunta dai non numerosi ma appagati turisti, soprattutto Yankees, in devoto pellegrinaggio. Sport più praticato, il rugby: i polinesiani di Samoa sono infatti “bestìùn” non meno grossi di quelli di Tonga, possiedono fette dal n° 46 e se “spingono”, valli a fermare prima della mèta.

A San Marino si mangia romagnolo....

A San Marino si mangia romagnolo….

San Marino – Il più vecchio Stato indipendente del mondo, meno abitanti di Belluno. L’unico lembo d’Italia non rivendicato dalle LL. MM. Vittorio Emanuele IV ed Emanuele Filiberto (per gli amici, quindi anche per Briatore, “Fili”).Turismo: come Francesca (da Rimini, nel senso che il 97,2% dei visitatori proviene dalla Riviera Romagnola). Curiosità: i romagnoli dicono che i Sammarinesi sono “cattivi”; i Sammarinesi dicono che i romagnoli sono “cattivi”. Altra curiosità: alla fine degli anni Cunquanta del secolo scorso San Marino aprì un casinò, l’Italia non era d’accordo, minacciò financo una guerra (e dire che ne aveva appena finita una, con risultati tragici, pochi anni prima) dopodiché circondò d’assedio San Marino. E l’Italia trionfò, viva l’Italia!

Sao Tomè e Principe – L’unico interessato (almeno in Italia) a questo arcipelago sull’Atlantico nell’equatoriale Golfo di Guinea (1.001 chilometri quadri) fu, tempo fa, il direttore di una rivista di turismo che a lungo tampinò i redattori (che a loro volta tampinarono lo scrivente chiedendo lumi) affinché – appunto su Sao Tomè e Principe – scrivessero un articolo non escludente un grande futuro come destinazione turistica. Dopo lunghe ricerche (dei redattori della rivista e dell’in-puttato che scrive) il sullodato direttore fu finalmente messo con il cuore in pace mercè l’assicurazione (dietro garanzie di portoghesi che v’erano stati o comunque la sapevano lunga – Sao Tomè fu infatti colonia lusitana fino al 1975-) che colà di turismo non era proprio il caso di parlarne (salvo i soliti tre o quattro viaggiatori olandesi) almeno fin quando la destinazione non sarà convenientemente resa nota, fatta conoscere (nulla è infatti stato pubblicato a livelli di informazione turistica).

Senegal – Uno dei (pochi) Stati “seri” (sviluppo, tradizioni, genti) delle ex colonie francesi dell’Africa occidentale, ben affacciato sull’Atlantico (punto di partenza di non si sa quanti schiavi) quasi duecentomila chilometri quadrati per più di dieci milioni di abitanti. Il primo presidente, Leopold Senghor (poeta della “Negritudine”) fu persona assai civile e colta. Dakar, la capitale, è visitabile, alcune spiagge non sono male. Campano soprattutto di arachidi (un tempo tante) e di pesca.

Serbia, patria del grande Nole Djiokovic.....

Serbia, patria del grande Nole Djiokovic…..

Serbia – Di cattivo, in Serbia, oltre a Karadzic (in attesa di giudizio) e a Mladic (ed eccezion fatta per l’interista Stankovic) ci sono pure (con tutto il rispetto per le altrui gastronomie, d’altronde mica colpa loro se sono passati di lì i turchi) i Cevapcici (carne tritata) e i Raznici (spiedini). Scherzi (e humour) a parte, i Serbi li conosciamo tutti (abbastanza) bene (focosi e istero-nazionalisti; di casini, nella Storia, ne hanno indubbiamente creati, vedi Gavrilo Princip che a Sarajevo sparò all’arciduca austriaco Francesco Ferdinando il primo colpo della Prima guerra Mondiale). Turismo? Mica tanto. Belgrado non è male ma il non esserci andato non costituisce una malattia da mettersi a letto. Ci sarebbero i (magnifici) monasteri ortodossi (alcuni nel Kossovo) ma è meglio dire “c’erano”, perché i Serbi oltre a far guerra a Croati, Bosniaci & C. l’hanno voluta fare (pure) alla Nato, e giù bombe. Attualmente la Serbia sta un po’ meno antipatica a chi ama il Tennis: “Nole” Djovakovic è proprio bravo e la Ana Ivanovic oltre che bravina è pure bella (pare la Sissi). Ma, ahinoi, le palle da tennis contano meno delle palle di cannone.

Puntata numero 21, segue

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tanto per non prendere troppo sul serio questo sporco mondo… per mondointasca.org dal 7/12/2007

ONU FRIVOLE MINISCHEDE …22ma puntata (Seychelles – Slovacchia)

Ebrei Falascià in Etiopia (a compendio di quel che non 'connta' il Corriere...

Ebrei Falascià in Etiopia (a compendio di quel che non ‘connta’ il Corriere…

Seychelles – Un gran bel (per davvero) gruppo di isole (ottantotto) a destra dell’Africa, sopra il Madagascar (quindi nell’oceano Indiano) di gran lunga più belle delle Maldive (fosse solo perché non sono tutte piatte e uguali, bensì “mosse”, diverse, con interessante presenza etnica) e fortunatamente per loro (le Seychelles) meno intaccate dal troppo turismo quasi di massa (quello che c’è, è “meno voglio ma non posso”; eppoi sono assenti i Villaggi dove danno gli spaghetti all’arrabbiata e il Chianti). Capitale Victoria (con 25.000 degli 85.000 abitanti delle Seychelles) sull’isola di Mahè. Nell’isola Praslin un tempo si prendeva o si comprava liberamente la noce di cocco della palma Coco de Mer; adesso è proibito portarla via e se nella valigia ti cuccano un esemplare contrabbandato sono dolori (solo così tentano di preservare le 3.874 palme rimaste). I motivi di cotanta Voglia di Cocò? Non tanto perché ritenuto afrodisiaco, quanto perché dalle sexyforme perfettamente identiche a un (gran) bel sedere femminile (proprio quello che i napoletani veraci d’antan chiamavano “culo a mandolino”). Curiosità: unico portoghese (nel senso di turista a sbafo) alle Seychelles fu l’arcivescovo cipriota Makarios, colà confinato dai Britannici negli anni ’60 per motivi politici (e nonostante stesse gratis in quel po’ po’ di paradiso, si lamentava).

Spagna, Oviedo, San Miguel de Lillo

Spagna, Oviedo, San Miguel de Lillo

Sierra Leone – Uno dei tanti Stati dell’Africa occidentale (in senso antiorario, da nord a sud: Senegal, Gambia, Guinea Bissau, Guinea, Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Benin) che – dal Sahara occidentale alla Nigeria – si affacciano sull’Atlantico disegnando una curva che termina nel Golfo di Guinea. Colonia british fino al 1961 (poi indipendente, o per meglio dire “libera” di farsi dieci anni di guerra civile con morti a gogò, 1991/2001) in appena 71.000 chilometri quadrati (capitale Freetown, ottocentomila tra musulmani, animisti, cristiani, incerti o confusi) ci vivono tante belle etnie (Mende, Temne, Limba, Kurango, Kono, Fulani, Kissi, più – tante – altre) dal che si capisce perché il miglior divertimento locale consiste nella guerra civile. Aggiunto al tutto il dettaglio che la Sierra Leone si ritrova con un caldo clima tropicale e vi piove con generosa frequenza, la domanda se è il caso di suggerire viaggi colà diventa pleonastica.

Stamford Raffles, crò Singapore (il cui più celebre hotel porta il suo nome)

Stamford Raffles, crò Singapore (il cui più celebre hotel porta il suo nome)

Singapore – Rispetto al Vaticano (0,44 chilometri quadri) Singapore (697 kmq) è un continente, resta comunque il fatto che ambedue sono Città-Stato, ma mentre il Vaticano usa gli aeroporti di Roma, Singapore se ne è fatto uno suo, enorme, sì da potersi ritenere che Singapore è in realtà uno Stato mezzo-aeroporto e mezzo-città (con tre milioni e mezzo di abitanti, qualcosa come cinquemila per chilometro quadrato, roba da dover stare tutti, o quasi, in piedi per scarsità di posto). In sì piccolo spazio tanti esseri appartengono a tante razze (cinesi, malesi, indiani, vietnamiti, potrebbe non mancare – pure – qualche brianzolo); non parliamo poi delle religioni (buddisti, taoisti, musulmani, protestanti, cattolici, induisti, ovviamente anche atei, senza escludere qualche “Testimone di Genova” – con tutti quei traffici che ha messo in piedi la Superba nella sua lunga storia!-). Scherzi a parte, se si parla di turismo Singapore va davvero vista, merita una visita, non soltanto perché è quel posto, ‘seriamente rigoroso’ dove ti appioppano una multa di 200 dollari (vabbè, locali) se butti sul marciapiede un mozzicone di sigaretta, ma soprattutto perché trattasi di un intrigante condensato di Asia con edilizia che più british non si può.

Nuova Delhi, benvenuto all'hotel (somiglia a Kabir Bedi)

Nuova Delhi, benvenuto all’hotel (somiglia a Kabir Bedi)

E poi c’è il famoso Raffles hotel (quello della tigre sotto il biliardo, con gli ufficiali vittoriani che ignari le giravano intorno – tutte balle, solito humour inglese, ma divertenti -). E a proposito di Sir Raffles (e così si spiega pure il tragico clima di quell’area geografica, siamo all’equatore, vedi salgariani pirati della Malesia, torrido caldo e tremenda umidità) nei primi anni dell’Ottocento il sullodato “co-fondatore dell’Impero Britannico” nella breve navigazione da Calcutta a Singapore perdette tutti i tre-figli-tre con lui imbarcati per colpa di improvvise non meno che repentine febbri malariche. Singapore è poi una delle Tigri (economiche) del sudest asiatico eppoi solito shopping à gogò (nel sullodato aeroporto, sede della locale ‘Airlines’, per tanti una “signora compagnia”). Grazie a Raffles.

Siria – Mentre (nel Calendario Atlante De Agostini) dove si spiega cos’è il Canada c’è scritto (soltanto) Canada, se si va alla pagina della Siria si legge (allacciare le cinture): “Al-Jumhuriyah al-Arabiyah as-Suriyah”, il che sembra eccessivo per un Paese mediorientale grande meno di due terzi del Belpaese e con un terzo degli abitanti. Feroce o no che fosse il siro-iracheno Saladino (Salah al-Din) con i Crociati (ma faceva bene a menarli, le Crociate furono soprattutto un investimento commerciale) la Storia (con la S maiuscola) è di casa tra Damasco, Aleppo, Ugarit, Ebla e Palmira; di qui passarono tante importanti vicende del mondo (e delle religioni) ed è pertanto il caso che chi ama viaggiare intelligentemente vi faccia un salto. Imparerà parecchio.
Bratislava

Australia, monti Olga

Australia, monti Olga

Slovacchia – Questo neo Paese ha rotto un po’ le balle ai geografi e in generale a chi scrive di cose geografiche. Fino al 1993 esisteva infatti una Cecoslovacchia e la parola (anche se un po’ lunghetta) andava bene così. Il problema è nato quando (peraltro di comune, civilissimo accordo) la Slovacchia si è “staccata” diventando “un altro Paese”. E fu così che (a parte l’aggettivo “cechi” che fa tristemente pensare ai non vedenti) i sullodati geografi & C. non sanno ancora come chiamare quel che resta della (consensuale) separazione. Repubblica Ceca o Cechìa? (che poi sarebbero la Boemia e la Moravia). Quanto alla Slovacchia (Piemonte e Lombardia messe assieme ma solo cinque milioni e mezzo gli abitanti, capitale Bratislava) è il caso di dire che (con tutto il rispetto) da vedere non c’è moltissimo. Basti solo segnalare che, almeno fino a poco fa, i dèpliants turistici non avevano niente di meglio da segnalare che la casa natale del babbo di Andy Warhol, nato in Slovacchia e finito a Nyc a fare il figlio che oltre a Marilyn pitturò la latta della minestra Campbell’s. Non mancano comunque belle montagne (i Tatra) eppoi c’è  profumo di Mitteleuropa a Bratislava.
puntata numero 22, segue…..

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ONU FRIVOLE MINISCHEDE …23ma puntata (Slovenia – Sri Lanka)

Slovenia, Novo Mesto, piccola e carina....

Slovenia, Novo Mesto, piccola e carina….

Slovenia – Tra l’Italia e la Croazia, un decimo meno grande dell’Emilia-Romagna, capitale Lubiana. Slavi si, ma “giusti” (nel senso che sono stati secoli ‘sotto gli Austriaci’ godendo pertanto la illuminata politica asburgica, massime di S.M. l’imperatrice Maria Teresa, quella che a Milano costruì la Scala, creò la scuola d’obbligo, inventò il catasto e quant’altro). Tanto retaggio (in più differenza di religioni, economia, lingua e scrittura) ha fatto si che agli Sloveni non è mai andato bene di avere come “Fratelli” (in questo caso “di Jugoslavia”) gente come i Macedoni o i Kossovari (ma anche i Serbi gli stavano/stanno sui piedi, ma Tito così voleva). E fu così che (appena possibile) sono stati i primi a conquistarsi la loro brava indipendenza. Bei paesaggi bucolici, monti, cura del verde e dell’ambiente, laghi romantici (tipo operette di Lear). Andarci non solo per relax.

(meravigliosi) Mosaici al Museo del Bardo, Tunisi

(meravigliosi) Mosaici al Museo del Bardo, Tunisi

Somalia – Un posticino niente male (si fa per dire) che tutti gli Italiani (purtroppo) conoscono. In effetti nel mondo esistono pochi posti più sfigati (e allora cos’hanno fatto i governanti del Belpaese? Sono andati a farci una colonia). Ma perché tanta sfiga? Ecco la risposta: nonostante si trovi a due passi dall’Arabia Saudita non c’è manco un filo di petrolio; la terra è arida e non c’è nemmeno un fiume da imbrigliare per trattenerne l’acqua; non si contano genti e tribù, cattive e rissose (ed ecco a Mogadiscio dominare i Signori della Guerra che hanno fatto scappare pure i Marines e accoppato alcuni soldati italiani, vedi il Posto di Blocco “Pasta” e agguati à gogo). E adesso sul mare antistante mancavano solo i Pirati della Costa, tipini che nonostante la 5a Flotta Usa vanno all’arrembaggio e si trascinano appresso petroliere da 300.000 tonnellate. NB. Unico, insignificante non meno che miserrimo prodotto dell’agricoltura somala, un po’ di banane: E nonostante tanta pochezza alcuni anni fa i governanti italici riuscirono a montarci su un bello scandalo. Lo Scandalo delle Banane (somale) appunto. Turismo? Ma mi faccia il piacere.

Museo Dalì a Figueres.....

Museo Dalì a Figueres…..

Spagna – Olè! Come accade nelle corride (dopo una decina di minuti il toro ha capito tutto – nel gergo degli antichi toreri si diceva “ha imparato il greco e il latino” – eppertanto va accoppato sennò diventa pericolosissimo) se si parla di Spagna tutti hanno ormai imparato (ma sfortunatamente – scrive un ex tour operator – non vengono accoppati) cos’è, dov’è, come e quando andarci, talché (fregandosi dei tour operator e delle agenzie viaggi) si organizzano il viaggio da soli sparandosi davanti a internet e prenotando direttamente quel che occorre per fare un viaggio (e cosi i Facenti Viaggiare se lo prendono in quel posto). Oltretutto nel caso del “Fai Da Te Il Tuo Viaggio In Spagna” il popolo dei “viaggi autorganizzati” è aiutato sia dalla similarità della lingua sia dalle tariffe scontate delle compagnie aeree low cost e dagli albergatori (che da sempre sono stati i peggiori nemici dei tour operator e delle agenzie viaggi, nel senso che – almeno un tempo – non facevano concorrenza agli organizzatori e venditori dei pacchetti di viaggio, mentre adesso chiedono loro una mano quando le cose vanno male ma appena si presenta l’occasione li “fottono”, proponendo tariffe stracciate direttamente al cliente). “Spiegare” la Spagna è quindi superfluo ma se qualcuno “vuole saperne di più” approfondisce il suo know how di mondointasca.org e scopre che uno che collabora con il sullodato web magazine ha scritto qualcosa come 113 articoli sul Paese (e ha composto pure un Dizionario Gastronomico e una Miniguida con più di 500 ristoranti, bodegones e bar de tapas). Altri dati sulla Spagna: capitale Madrid, miglior quadra il Real Madrid, il Jamòn de Pata Negra (de bellota) costa carissimo ma è altrettanto buono. Infine: contrariamente a quello che dicono le sciurette che credono di saper tutto della Spagna solo perché sono state un paio di giorni a Barcellona, la Paella e la Sangrìa non hanno ricette (ognuno nel riso e nel vino mette dentro quello che vuole, anzi, quello che ha). Ma perché mai? Per il semplice motivo che questi ‘mangiari e beri’ furono (obbligatoriamente) inventati dalla gente povera che non andava certo a riempire il carrello alla Esselunga e per campare non aveva altra scelta che mandar giù, ingollare, quel che trovava/restava nella credenza, sempre che ci fosse qualcosa (eppertanto – caso Paella – chi la vuol cucinare scaldi il riso nella paella/padella eppoi ci sbatta dentro quel che ha, secondo buon senso).

Jamones ay ay ay

Jamones ay ay ay

Ad ogni buon conto – se mai questo impareggiabile Paese interessasse vieppiù, oltre quanto raccontato in queste amene righe – l’umile estensore di queste modeste considerazioni segnala che sta “tirando su” un libro (nel senso che sta mettendo insieme i circa 118 articoli da lui scritti) sulla Spagna eppertanto (beninteso se qualcuno glielo pubblica, il libro) rinvia il cortese lettore alla attenta consultazione del medesimo.

Sri Lanka – Un tempo detta Ceylon (aggettivo, cingalese) all’estremo sud dell’India, grande isola (poco più di un quinto del Belpaese) con dentro tanta gente (20 milioni) induisticamente abbastanza tranquilla salvo nel nord, laddove si trasformano nelle Tigri Tamil che tramite attentati vogliono l’indipendenza. Turisticamente un gran bel posto, vi hanno pure girato il film “Il ponte sul fiume Kwai” e il bell’albergo con ancora più bella spiaggia sulla quale William Holden fa il filo a una tettuta infermiera, altro non è che il mitico Mont Lavinia Hotel, posto davvero elegante per un vecchio turismo signorile ormai, ahinoi, scomparso.

Puntata numero 23, segue…..

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tanto per non prendere troppo sul serio questo sporco mondo… per mondointasca.org dal 7/12/2007

ONU FRIVOLE MINISCHEDE …24ma puntata (Stati Federati Micronesia – Suriname)

mondo Micronesia stemmaStati Federati della Micronesia – Ohibò, un posto dal nome che finisce con ‘Esia’ (e deriva dall’antico greco ‘issos’, isola) ma non è la Polinesia (arcinota perché -oltre a essere bellissima- fa chic andarci in quanto lontana e carissima). E allora cos’è ‘sta Micronesia? Beh, molto sommariamente trattasi (ma è meglio se il gentile lettore si dota di un bel mappamondo) di tutti quegli arcipelaghi nell’emisfero nord dell’oceano Pacifico che ‘partendo’ da ovest (a destra) delle Filippine finiscono dalle parti (a est, sinistra) delle Hawaii. Distanze (“a spanne”) enormi laddove un’unghia sulla carta geografica equivale a migliaia di kilometri. Ne sa qualcosa l’umile scrivano che con un volo della Continental Air Micronesia si fece tutto il tragitto (è il caso di dire “isole comprese”) impiegando quasi un giorno (ma a un certo punto perdi la sinderesi tra fusi orari e linea del cambiamento di data) per andare da Palau a Honolulu. Un bel casino di Stati: quelli Federati della Micronesia (capitale Pohnpei, e ne fanno parte Yap, Truk, Kosrae), poi le Marshall e Palau che fanno Stato a sé –quindi sono membri dell’Onu eppertanto vedi voci relative-, poi i territori (Guam) e da quelli parti c’è pure un Commonwealth, quello delle Marianne (ma Usa, non British). Un bel casino, davvero bello sia per la confusione dei tanti posti affioranti dall’acqua sia per la bellezza dei panorami (isole a misura d’uomo, mare “mozzafiato”, come dicono le giovani giornaliste di turismo). Per i più vecchi che tuttora ricordano i films di John Wayne tanti (e intriganti) i ricordi delle vicende belliche tra Japs e Marines nella WWII World War Two. Andarci? Certamente! Se si parla di oceani un vero viaggiatore lasci ai turisti l’Atlantico e l’Indiano e parta per il Pacifico. Come lo scrivano dichiara da una vita, il Pacifico non è un Oceano ma ”L’Oceano”.

gp0398Stati Uniti d’America – Tutti sanno cosa e dove sono gli Stati Uniti, salvo quelli che sono andati a New York e dicono di essere stati negli Stati Uniti. Costoro (i cultori dello shopping Mordi e Fuggi nella Grande Mela, manco il tempo di andare a vedere Washington) al massimo possono dire di essere stati in America, perché da tempo New York non è più una città degli States essendo divenuto un bel casino multietnico nelle cui stazioni del metrò, entro breve, i pochi anglosassoni rimasti si ritroveranno a leggere soltanto annunci in spagnolo. Per dirla col poeta gli Stati Uniti sono tutta quella cosa che c’è nel nord America tranne (come detto) New York, il Canada, il Messico e Miami. Perché anche nella megalopoli della Florida, di Yankees ne sono rimasti pochi e pure i ricchi ebrei svernanti lungo la Collins Ave se ne sono andati, lasciando il posto ai cubani scappati dal Fidel e agli imitatori dei sartomodaioli italiani, sessualmente non fanatici, che hanno scelto un posto forse giusto (per le balde raffinate ‘omozioni’ che cercano), ma ci vanno alle date sbagliate (in agosto a Miami si muore per il caldo umido). Gli Stati Uniti d’America sono quindi così grandi da consigliarsi al gentile lettore di acquistarsi una guida.

Sudafrica – La patria di Ohm Kruger (leggendario eroe dei Boeri, coloni di origine olandese, nella guerra contro l’impero della regina Victoria), di Nelson Mandela e di Charlize Theron (che l’è proprio una ‘bela tosa’). Un Paese bellissimo, da vedere (Città del Capo -di Buona Speranza- assiste all’incontro degli oceani Indiano ed Atlantico; nell’interno le celebri miniere di oro e diamantoni), per ora poco noto (i turisti italiani vanno soprattutto in Namibia, fa più snob) ma lo sarà entro breve (nel 2010 il Sudafrica ospiterà i Mondiali di Pallone). Consiglio: il viaggiatore eviti di visitare il Parco Kruger (un tempo magnifico habitat di veri, genuini animali ‘selvatici’ –leoni, elefanti, gazzelle, ‘rhinos’- che adesso, dopo lustri e lustri, sono diventati più innocui e domestici di Topolino e Paperino.

Sudan – ‘Sotto’ l’Egitto, enorme ma in rapporto poco popolato (più di 8 volte il Belpaese per meno della metà degli abitanti, salvo le terre bagnate dal Nilo il resto è deserto, sabbia e pietre). Turismo? È il caso di dire “basta la parola”, che sarebbe Darfur, e il lettore capirà perché è il caso di “Tiremm Innanz” passando al successivo membro dell’Onu.

Clamoroso al Cibali! Tifo granata a Tonga!

Clamoroso al Cibali! Tifo granata a Tonga!

Suriname – È quella (ex) olandese nel bel mezzo delle altre 2 Guayane (britannica e francese), indipendente dal 1975, grande metà dell’Italia, abitanti come Bologna, bello (almeno quello) il nome della capitale, Paramaribo. E curioso il bel casino di genti e religioni che c’è da quelle parti. Si contano infatti creoli, indiani asiatici, indiani/indios locali, indonesiani, europei, amerindi, cinesi neri (manca qualcuno?) di fede cattolica, induista, protestante, musulmana e (precisa l’Atlante de Agostini) non mancano (e non sono nemmeno pochi) il Fratelli Moravi e Luterani. Andare a visitare il Suriname? Mah, visto il clima sicuramente indegno (per informazioni ‘citofonare Papillon’ o Dreyfus o i pochi forzati sopravvissuti all’orrido caldo umido della vicina Cayenne française) ogni bravo travel consultant non può che urlare No! Ad ogni buon conto quei pochi, temerari turisti rossoneri che volessero comunque recarsi in pellegrinaggio alla casa natale del centrocampista Clarence Seedorf a Paramaribo si dotino di creme, preparati, medicine, pozioni, indumenti, pastiglie, antizanzare, antiberiberi, anticaldo, antiumidità, antiserpenti, antimalaria, anticaghetta.

Puntata n. 24, segue…

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tanto per non prendere troppo sul serio questo sporco mondo… per mondointasca.org dal 7/12/2007

ONU FRIVOLE MINISCHEDE …25ma puntata (Svezia – Swaziland)

Un tifoso svedese (gente molto snob e distaccata) non si vestirebbe mai come questo 'collega' norvegese

Un tifoso svedese (gente molto snob e distaccata) non si vestirebbe mai come questo ‘collega’ norvegese

Svezia – Gli italiani cominciarono a sapere dov’era la Svezia (in precedenza era genericamente soltanto un posto abitato dai Vichinghi) grazie al Trio Gre-No-Li (Gran, Nordahl, Liedholm) che nel secondo dopoguerra diede gloria calcistica al Milan (ma anche quel matto non meno che “semper ciuch”, sempre ubriaco, del nerazzurro Nacka Skoglund fu giocatore di classe eccelsa). Dopodiché quel bel Paese scandinavo (meno di dieci milioni di biondi/e viventi in uno spazio ricco di magnifici panorami ecologici e grande una volta e mezzo l’Italia) verso la fine degli anni Cinquanta fu invaso da torme di alluppati giovinastri italici (tra loro, assatanatissimo, lo scrivente) venuti a sapere che là le ragazze la davano via che era un piacere (inflazionatissima la storia della ragazza che ti portava a dormire a casa sua e dei di lei genitori che il mattino dopo venivano in camera a servirti la colazione a letto). A rafforzare tanto ardite bramosie sessuali (e il bello è che tutto corrispondeva al vero – tranne la succitata balla del breakfast portato nel talamo dai parasuoceri – datosi che colà, grazie soprattutto, per l’assenza di collegi delle Orsoline, le “Svenska Flickor” mica erano possedute dai tanti problemi inculcati nel Belpaese nelle nostrane educande) a spingere con vieppiù foga l’italica gioventù verso il nordico Bengodi del Piacere contribuì poi anche il film “Ha ballato una sola estate”. Giunse infatti voce che nella versione originale (ovviamente totalmente godibile in un Paese civile qual era la Svezia) la protagonista (un’adorabile Ulla Jacobsson, regista Arne Mattsson) ballava con le tette fuori per ben 3 minuti e 36 secondi, una durata ben 18 volte superiore ai 12 secondi di tette concessi, post taglio, dalla italica censura democristiana. Passati un po’ di anni, in Svezia si inaridì la scuola calcistica (inciso: Ibrahimovic l’è minga svedese, nascendo da un bosniaco e una croata) eppertanto scemò il traffico balompedico nord-sud. Nel frattempo – pronubi il caliente ardore latino e l’affievolimento delle bacchettoniche regole diccì – le figlie delle nostrane educande delle Orsoline avevano

Biondo è bello.....

Biondo è bello…..

imparato alla perfezione le arti del Piacere, a tal livello che per certo avrebbe fatto arrossire quelle “Svenska Flickor” che, una generazione prima, avevano innocentemente condotto a letto (ma senza breakfast) i loro papà. E fu così che adesso in Svezia ci vanno soltanto viaggiatori intelligenti, a constatare quanto è vero il detto “poca brigata vita beata”. Si urli ordunque con entusiasmo “Eja Eja Sverige!” (e chi ama il Tennis vada in luglio al torneo di Baastad: a parte il cuccare, si ammira quanto gli Svedesi siano snob – il giusto – e sappiano esibire una – accettabile – puzzetta sotto il naso se il discorso “va a parare” sugli altri scandinavi).

Svizzera – Stato alla periferia di Como, città dalle banche stranamente poco frequentate. Per qualche misteriosa ragione (forse le eccessive fregature di Bond argentini e Parmalat rifilati dai bancari del Belpaese alla propria clientela) invece di passare dalla banca sottocasa i comaschi (e pure qualche altro loro connazionale, isole comprese) per andare a fare i versamenti affrontano infatti lunghe code a Ponte Chiasso per raggiungere la patria di Gugliem Hotel (che nonostante le apparenze non è una catena alberghiera tipo l’Hilton). Mah. Un tempo in Svizzera facevano gli orologi, la cioccolata e gli albergatori. Adesso in Svizzera fanno gli orologi, la cioccolata e gli albergatori (forse perché continuano a farlo bene). L’ala più radicale dell’estremismo “machista” italiano insiste nel dichiarare che gli svizzeri fanno l’amore solo il sabato sera. Strano, perché la tivù svizzera è noiosa anche nel resto della settimana. Curiosità linguistica: nel Canton Ticino quelli di Lugano parlano il milanese, a Milano parlano il napoletano. Consiglio turistico: chi va in un Casinò svizzero stia attento alla Boule. Trattasi di una palla di gomma che gira dentro un quadrante circolare di legno con 9 buche: alla fine entra in una di quelle concavità e il vincitore è fottuto in quantoché gli viene riconosciuta una vincita che corrisponde sì e no a 5 o 6 volte la posta (appetto a 1 probabilità su 9) da cui un prelievo per il banco assolutamente mostruoso, roba da Sacra Corona Unita o Clan dei Casalesi.

'Fritada' di maiale nell'Ecuador, gastronomia (molto) spicciola

‘Fritada’ di maiale nell’Ecuador, gastronomia (molto) spicciola

Swaziland – In questa piccola (17.300 chilometri quadrati, il Lazio) “enclave” del Sud Africa (da cui in pratica, ovviamente, dipende) ex protettorato “british” ci vivono (“lo dice” il nome stesso) gli Swazi (l’83% del milione di abitanti) e in più c’è un 10% di Zulu e un 2% di Tsonga, seguiti dai soliti “altri” delle statistiche (tra i quali non possono mai mancare indiani e cinesi). Lodevole il sistema politico vigente: la costituzione attribuisce tutti i poteri al re (Mswati III); c’è un’Assemblea che può si e no dire (ma solo dire) la sua (pomposamente si chiamano “funzioni consultive”) eppertanto non sono ammessi i partiti politici (ecco pertanto dimostrato dallo Swaziland che dei partiti se ne può fare a meno). Belli o quantomeno curiosi e divertenti alcuni nomi (oltre a quello del monarca) collegati alle vicende locali: la capitale si chiama Mbabane, l’unità monetaria è il Lilangeni, la lingua è il si-Swati, il nome ufficiale dello Stato è Umbuso we-Swatini e una pittoresca località (inspiegabilmente) si chiama Manzini (un nome che fa pensare più a un bancario ragioniere di Busto Arsizio che a una cittadina swazilandese). Andarci? Se si sta visitando il Sud Africa un salto nello Swaziland non è poi così folle, per il semplice fatto che si gode una fantasmagoria di colori, folclore e tradizioni. Basta solo stare un filino attenti (all’Aids, c’è il più alto tasso di diffusione al mondo, qualcosa come il 38,8%).

Puntata n. 25, segue…