Una piccola deviazione (oltre tremila chilometri!) da Montevideo alle coste dello Stato di Santa Catarina. Per approdare – magnifica rimpatriata – a Nova Trento, alla scoperta di vivissime radici italo-trentine, fatte di teneri legami e, naturalmente, di polenta!

di Gian Paolo Bonomi

a nova trento casa trentinaQuel baloss del Julio Debali, demiurgo uruguagio di Visiòn (Asociaciòn de Periodistas latinos de turismo, sotto la cui bandiera mi sono da tempo arruolato, ditemi voi cosa non s’ha da fare pur di andare fòra dì bàl ) propone una gita (in bus! alla fine della fiera più di 3000 chilometri, nessuno è perfetto) che da Montevideo si spinge fino alla brasilera Porto Belo (costa dello Stato di Santa Catarina) e dopo qualche giorno dedicato “a lavori e incontri professionali” (a Milano dicono facia de palta) si torna nella capitale del football minded Paese del Julio. Una kermesse che, al solo accenno, provocherebbe ribrezzo a tanti miei amici, talché non voglio nemmeno pensare al loro orrore informandoli che ho risposto sì per la seconda volta al richiamo di questa chilometrica scampagnata. Mi affretto però a correggere chi mi ritenesse un semplice matto o tanto meno un eroe ulissiano. In America le distanze sono “relative”, direi che valgono la metà appetto alle valutazioni europee (per non parlare di Novara, laddove per i mè amìs un’andata a Milano costituisce tuttora una sorta di impresa spaziale), tra l’Alaska e la Tierra del Fuego1000 km di strada fanno ridere. Oltretutto i bus allestiti per coprire lunghe tirate eccellono per confort (due piani, wc, frigo, comodi sedili-letto, tivù, accettabili spazi), il che aiuta a non stupirti più di tanto se in una stazione di bus del Nuovo Continente leggi e senti info annuncianti partenze per città distanti migliaia di chilometri.
Skyline sulle spiagge e colline verdissime
Ri-eccomi, dunque, l’ha già scritto d’Annunzio, dove già fummo, e non tedio certo il lettore a ri-narrare quel che ho dejà vu tra Montevideo e Chuy (più che una località è un enorme megamarket confinario composto da un grande vialone, di qua l’Uruguay di là il Brasile, stesse cose stessi prezzi, stessa certezza degli acquirenti di aver fatto un affare e invece, come accade in quasi tutti i duty free del mondo, ti è già andata di lusso se hai pagato il giusto). Né ri-racconto quanto ho ri-visto a Torres, nel brasilero Stato del Rio Grande do Sul (basta e avanza una volta sola, mi riferisco a un Concorso di Bellezza di Miss ottenni, sì, di 8 anni, quindi piùcriança che garotas tipo quelle della spiaggia di Ipanema) e tanto meno ri-descrivo la sky line di Camboriù (Stato di Santa Catarina) assai simile a quello forse angosciante di Miami Beach. Ma – giusta domanda che si pone l’attento lettore – in questa gita identicamente riproposta dal sullodato, demiurgo Debali, avrò pur visto qualcosa ex novo! Ovvio che sì! Laddove, per ovvio, preciso che prima di partire consultai una carta del Santa Catarina cercando qualche posto interessante all’interno della godibile quasi tropicale atlantica (e Porto Belo è un signor resort ). E scoprii Nova Trento, anzi, non scoprii un bel niente perché da tempo non solo conoscevo l’esistenza di questa località ma pure agognavo conoscerla. I perché? Tanti: la simpatia che provo per la Trento italica, gli amici che vanto da quelle parti, eppoi quella mia aficiòn per gli Absburgo (più avanti spiego perché li scomodo e quanto alla prima B, lasciarla, Claudio Magris scrive così) buoni governanti, in Spagna e nella Mitteleuropa, a torto vituperati da nazionalismi sciovinisti che all’Europa sono recentemente costati due guerre in mezzo secolo.

Casa dei Nonni (trentini....)

Casa dei Nonni (trentini….)

Nella valle degli Europei
A Porto Belo viene a prendermi un’auto della Prefeitura Municipal (e poi dicono che Mondointasca è meno importante del National Geographic Magazine) ed eccomi a Nova Trento dopo 50 km percorsi nella Vale Europeu (nel bacino del fiume Itajaì). Un toponimo che spiega tutto, nel senso che nel XIX° secolo questa area del Brasile ricevette varia immigrazione dal Vecchio Continente (nella non distante BlumenauDeutschland Uber Alles, museo della Birra e autunnale, canonica celebrazione di una Oktoberfekst , ma forse forse quella fin troppo perfetta ricostruzione di un borgo della Germania sa tanto, dicono gli Yankees, diMickey Mouse, e ti viene in mente quello schloss delle alpi bavaresi made in Disneyland, L.A.). Più concretezza e genuinità (e se manca iltechnicolor a me va bene lo stesso) a Nova Trento, laddove conosco neoamici semplici e cordiali, sorprendentemente legati a ricordi e abitanti della omonima italiana. E quanto al mantenimento di contatti e rapporti umani e culturali un bravo vada alle due amministrazioni, della Nova e della Velha Trento (la cui Provincia ha la fortuna di essere autonoma, nel decidere, e quindi se c’è una decisione da prendere non deve star lì a chiedere ad altri, tipo capitali e ci siamo capiti).

Nella “Casa dei Nonni” italo-brasiliani
Un esempio? Senza tanto amore per il passato e le tradizioni, e a tanta buona volontà e reciproca collaborazione avrei potuto ammirare (non senza un filino di commozione) una Casa dei Nonni, proprio così, in italiano, un lindo ricovero per anziani nel centro della cittadina, 12.500 trentini). Una Casa dei Nonni che sarebbe meglio dire trisnonni, se non avi, perché risale al 1875 l’arrivo dei (vecchi) trentini (tra cui parecchi lombardi, perché – senza polemiche da parte dello scrivente polentone – a emigrare non furono soltanto quelli di Parte nu bastimento). Sono quindi trascorsi ben centoquaranta anni dall’arrivo degli allora sudditi di Cecco Beppe (per questo parlai di Absburgo) dopo un viaggio (almeno per i già citati, miei pigri amici novaresi) invero complicato: in treno Trento–Parigi–Cherbourg, in nave fino a un porto del Santa Catarina eppoi, ultime decine di km, come capitava, in barca sul fiume o su carro aprendosi la strada tra non accogliente madrenatura. E a Nova Trento fine del migratorio viaggio (se così si può chiamare) cominciato in Valsugana, a Rovereto o in Val di Non, dai Bastian, Muraro, Voltolini (cognome di Eluisio Antonio, secretario de Cultura e Turismo, che mi invita a pranzo in un ristorante che più italiano non si può). Mi emoziono un pochino mangiando polenta in Brasile.
“Ringraziamenti” emozionati …

P. S. Un saluto a un simpatico e strano interlocutore nel Santuario di Santa Paulina (la prima santa brasile ira, beninteso nata nel Vielho Trentino e grazie a lei, come recita un dèpliant, Nova Trento oltre che un Pedaço da Italia è pure Terra Santa con pellegrinaggi tipo Lourdes). E Padre Nelson Tacchini strano lo è perché, oltre all’ovvia lingua madre, il brasiliano poco o niente sa in italiano e parla invece in bergamasco (un idioma tanto unno – gutturale quanto ostico financo ai dirimpettai milanesi) e, come se non bastasse, ogni anno, l’8 giugno, nella vicina Batuerà organizza una Festa Bergamasca
(con quanti !!!! di stupore far seguire simile notizia?).
E grazie (quindi obrigado, ma Nova Trento sono bilingui) ad Aloisio Josè Dalri, ristoratore (beninteso, con “ascendente trentino” e infatti ha studiato a lungo la ristorazione nella città dei suoi avi, pizza compresa, si sa, va di moda, ma non dimenticando la già ovvia polenta). Grazie, molte, perché Aloisio oltre che mia guida preziosa (e infaticabile: son passati tanti anni ma la montagnina alacrità dei miei amati paìs si tramanda nelle discendenze, fossero anche finite nell’altro emisfero) si è rivelato gentile fotocopiatore (ha per me riprodotto due datati pamphlets, 1880 e 1900, del sacerdote Arcangelo Ganarini, in viaggio dalla Vielha alla Nova Trento, fonte di molte utili info per questa narrazione).