MALDIVE… TURISTICAMENTE PARLANDO…. (2)

Scoperta dall’alto, a pelo d’acqua e sotto il livello del mare, delle isole forse più famose al mondo, appunto, ‘turisticamente parlando’. Con non poche sorprese e considerazioni interessanti per chi ancora non le ha viste….

Una bella collaboratrice e (a... destra) Gian Piero Bellazzi, patron del Nika

Una bella collaboratrice e (a… destra) Gian Piero Bellazzi, patron del Nika

Nella mia ultima narrazione, oltre a magnificare l’esistenza produttiva di Giampiero Bellazzi culminata nella creazione di un gran bel resort nel maldiviano atollo di Ari, citavo, tra le altre sue lodevoli benemerenze, quella di aver prodotto la mia eliminazione da una èlite esclusiva, sì, però sfigata (eravamo rimasti solo pochi morti di fame). Mi riferisco al Club dei Mai Andati alle Maldive. La cui appartenenza. oltre a penalizzarmi per lo status di pover crist (la gente ama i ricchi e ancor più gli arricchiti, non importa come hanno arraffato) mi danneggiava professionalmente. Quando mai un sedicente Globetrotter (io, ma se è per questo c’è stato anche un capo dell’Enit che è sempre andato in ferie solo in hotels 5*****, vabbè, due in meno degli hotels di Formigoni) poteva ignorare atolli assai esotici in cui erano oltretutto di casa legioni di sciurette milanesi (alcune ignare che prima di sguazzare alle Maldive sarebbe stato culturalmente lodevole andare a Roma a visionare la piazza San Pietro, ma questa, avrebbe detto Kipling, è un’altra storia)? Da quanto sopra si evinceva pertanto che lo scrivente, sedicente scriba di turismo, travel consultant, nonché stolto partecipante a un giochino un po’ da pirla (vedi avanti), non poteva Non essere Mai Stato alle Maldive.

‘Things to do’ (cose da fare)

"Vestendo" Nika sponsor...

“Vestendo” Nika sponsor…

E fortunatamente, almeno stavolta, il mio dramma psicoviaggiatorio ha un lieto fine, nel senso che un bel giorno accetto l’ultimo dei pluridecennali inviti del Bellazzi e parto per il suo, già citato, gran bel resort, il Nika. Oltretutto l’aver ulissianamente ceduto ai richiami incantatori della Circe-Giampiero mi darà finalmente modo di:
1) Descrivere le Maldive come si conviene a un letterato del turismo;
2) Poterle consigliare, perché so già che son belle, se mai qualcuno mi chiedesse consulenza (pochini, perché alla faccia di decenni trascorsi viaggiando, da sempre i miei amici e altri mortali latitano, preferiscono abbeverarsi al know how turistico di pettinatrici, baristi e citate sciurette casualmente sentite a cena o nei blabla telefonici).
3) Infine, costituendo le Maldive un vero e proprio Stato dell’Onu, migliorare la classifica (passando da 113 a ben 114) dei Paesi visti (il già accennato giochino escogitato da un furbesco non meno che furbato – nel senso che genovesemente ci aggiungeva la sua convenienza – giornalista tunisino creatore di uno stravagante Club dei Grandi Viaggiatori).

Con ‘occhio’ personale
Eccomi dunque alle Maldive, fortunatamente già tremendamente conosciute nel Belpaese (come già detto, tra sub, vip, amanti dei pesci, politici tangentati, honeymooners, turisti à la page e sullodate sciurette, c’erano già andati tutti, o quasi, mancavo solo io). Mi ritengo pertanto dispensato dal procedere a un pedissequo reportage-marchetta, ‘tipo guida’, delle vicende mondane in quegli atolli, preferendo invece narrare, alla rinfusa, dettagli marginali. Mi riferisco a sensazioni personali, colore e folklore, astrazion facendo da quanti wc sono installati nel bungalow standard di un resort (ho già scritto che il Nika è bello, non basta?) e non precisando al lettore com’è fatto il pesce Napoleone (che palle, nella mia esistenza me l’avranno descritto almeno 50 volte, eppoi se mi vien voglia vedere del pesce faccio un salto nella milanese via Spadari, in una pescheria sia pur carissima che però mi evita di sguazzare per ore attaccato a un boccaglio). Ma prima delle considerazioni, personali e a ruota libera, ritengo utile offrire alcuni numeri sulle Maldive (considerandomi da sempre strenuo assertore della necessità di conoscere geografia e la storia di un posto che visitiamo).

Mille isole nel blù

Maldive, Nika, Hall venexiana

Maldive, Nika, Hall venexiana

Questo Stato alias arcipelago di atolli (che contrariamente a quanto alcuni ritengono non trattasi di un singolo isolotto bensì di alcuni di essi circondati dal corallifero reef) si allunga nell’oceano Indiano (per i puristi Mare Arabico, a sudovest dell’India sudoccidentale) per ben 760 km da nord a sud e 170 da est a ovest comprendendo 26 atolli con 1.200 isole di cui solo 229 abitate (più della metà turisticizzate da resorts variè). Solo 380.000, infine, gli abitanti, 100.000 nella capitale Male (non Miami, ma in atterraggio – curiosa la asfaltata striscia di sabbia rubata al mare per accogliere gli aerei – lo skyline fa un certo minieffetto).
Quanto alla storia del giovane Stato, per noi le Maldive, per gli indigeni Divehi Raije (il regno delle isole), il primo accenno risale al 1.343, nei resoconti dell’esploratore Ibn Battuta (un acuto cronista di turismo ante litteram che sceglieva dove andare senza far dipendere i suoi scoop dagli inviti di albergatori e tour operator). Nel 1.602 un marinaio francese, François Pyrard, vi naufraga e ne trae spunto per una relazione pubblicata a Parigi (probabilmente mai letta dai managers del Club Mediterranèe ancorché pionieri del turismo alle Maldive). Ma prima di diventare repubblica (1968), ecco una sfilza di sultani e un protettorato inglese, se non che non vi si insediarono mai stabilmente (è oggidì i turisti di Albione non si fermano mediamente più di una settimana, con quella pelle così lattea) né un governatore né un rappresentante della corona. C’era poco, anzi niente da fare tutto il giorno (e a Londra del pesce Napoleone non gliene fregava niente a nessuno, era un altro il Napoleone a cui pensare).

Il ‘bello’ delle Maldive
Ahhh dimenticavo le cose viste (e godute) alle Maldive: in atterraggio e decollo le visioni di colori e ghiribizzi della Natura marina (una meraviglia che da sola vale il viaggio, altro che le gite sub in barca!); quell’efficientissimo non meno che curioso servizio di aerotaxi, vispi idrovolanti Twin Otter simpaticamente variopinti; una visita a un villaggio indigeno (fatto un salto a Bodhuborudu, 750 tra pescatori e camerieri d’albergo, vi ho scoperto gente civile – alle Maldive analfabetismo zero – e per certo – vigendo l’Islam – meno vociante dei turisti ex tovarich, new entry del turismo maldiviano, quasi scomparse le nostrane sciurette).
(16/05/2013)

2018-04-26T10:04:04+00:0016 Feb, 2016|Mondo|0 commenti

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