India, laggiù nel sudest, misteri, medicina, culture diverse e intriganti…..

Tra le spiagge e le palme da cocco del Kerala e sull’oceano Indiano nella storica Madras, mille sorprese naturali. Vegetazione super, popolazione attiva e più felice che in altri luoghi del grande Paese e una “religione” nota in tutto il mondo: la medicina Ayurvedica

ind kerala piantag te 4aL’accorto viaggiatore sa bene che, fosse solo per l’ormai imperante ‘Par Condicio’, a tanti spazi non è obbligatorio che corrispondano ‘tout court’ altrettante bellezze della natura.
Tanto per fare degli esempi, tra gli Urali e l’Alaska si estende quella famosa, sterminata Siberia che – con tutto il rispetto – di posti ameni, da visitare, non ne conta davvero molti. Bastano invece poche minuscole isole e isolotti, si citino le Seychelles o la Polinesia, per garantire gridolini di gioia alla vista di fondali e aurore, spiagge e palmizi, lagune e tramonti infuocati.
Quanto sopra accade, pare ovvio, nell’ex India misteriosa, enorme Paese (meglio dicasi subcontinente) asiatico, grande quasi 11 volte il nostro Stivale (sennò come farebbe a camparvi il miliardo e 200 milioni di abitanti?). Uno dei 25 stati che compongono l’India, il piccolo – e chiacchierato, per la vicenda dei due marò incarcerati – Kerala (solo 38.800 chilometri quadrati, meno del Lombardo-Veneto) contiene infatti tante bellezze naturali e attrazioni culturali da fare invidia a molti altri, ben più grandi, componenti dell’Unione.

Kerala, nel Paese degli dei
Il Kerala (capitale Trivandrum, più di mezzo milione di abitanti) è posto all’estremità sudoccidentale dell’Unione Indiana ed è bagnato dalle acque dell’oceano Indiano alias Mar Arabico (poco più a sud si trova l’arcipelago delle arcinote Maldive). Secondo la prestigiosa e autorevole (si dice di tante pubblicazioni ma in ‘sto caso lo è davvero) rivista National Geographic, il Kerala va considerato tra i 50 “must” del turismo del terzo millennio (per gli americani, un “must” è una destinazione che va assolutamente visitata). A suffragare i suggerimenti del ‘magazine’ può aiutare lo slogan proclamato dalle autorità turistiche locali: “Benvenuti nel Paese degli Dei”, dal quale è facile concludere che – considerate le prerogative delle divinità di potersi accaparrare i posti migliori – se è stato scelto il Kerala, qualche motivo ci deve essere.

a Capo Comorin

a Capo Comorin

Kerala, spiagge, lagune, cocco, tè e caffè
Possono già costituire un valido richiamo gli scenari creati da madrenatura in un clima tropicale, condizionato – come in tutto il cono centromeridionale del subcontinente indiano – dai monsoni. Nel Kerala si ammira una vegetazione verde e rigogliosa, contornante spiagge di sabbia finissima (quanto alla ricca presenza di palme, basti dire che da queste parti il cocco è chiamato Kera, da cui il nome della regione) colline boscose e placide lagune (sulle quali dondolano barconi nottetempo trasformati in camera da letto di un curioso, disperso albergo galleggiante). Sui rilievi le tante, equamente distribuite piantagioni di tè e caffè (da giustificare l’indeciso che non sa cosa bere al breakfast) si confondono con quelle del caucciù e del misterioso, profumato cardamomo. Facile dedurre che nel Kerala, quanto a spezie, essenze e profumi ce n’è per tutti, per un glorioso shopping delle signore alla caccia di un fondotinta nuovo o di altre diavolerie femminili inventate dalle donne indiane (dai bei, neri occhioni: chi, almeno tra i quasi centenari, non ricorda Sonali das Gupta sposa di Roberto Rossellini, proprio e davvero una gran bella lady dalla ‘allure’ resa vieppiù leggiadra dal Sari?).

Kerala, un crogiuolo di razze e religioni
Posto sulle coste più facilmente raggiungibili dell’oceano Indiano (sulle rotte tra la ricca Europa e i mitici mercati dell’Asia) il Kerala è ricco di storia, che a sua volta genera cultura (valida perché mista: basti pensare alla convivenza di tre religioni, induista per il 60% della popolazione, musulmana e cristiana per il 20% ciascuna). Vi crearono empori commerciali i portoghesi, proseguendo l’evangelizzazione cominciata con l’apostolo Tommaso: a Cochin si visitano la chiesa di Sao Francisco che a lungo ospitò le spoglie di Vasco da Gama e il quartiere ebraico, fulcro di tante attività commerciali. Con l’avvento del British Empire, il Kerala vide l’arrivo di colonizzatori inglesi, per lo sviluppo di un’economia che tuttora garantisce ai suoi abitanti una qualità e un livello di vita molto superiore a quello del resto dell’India (contano molto anche le rimesse del milione di keralesi, emigrati nei ricchi emirati del golfo Persico).
Ma il grande ‘appeal’, richiamo del Kerala – oltre all’apprendimento dello Yoga – è costituito dall’arte indiana della guarigione e della lunga vita, l’ “Ayurveda”. Termine sanscrito, deriva da Vid, conoscenza, e da Ayus, ciclo della vita; per cui riguarda la conoscenza della vita quotidiana.

Kerala, Backwaters

Kerala, Backwaters

Ayurvedica la dolcissima “medicina” per il corpo
La medicina ayurvedica si propone di alleviare le sofferenze – mantenendo la salute in chi è sano e curando chi è ammalato – partendo dal presupposto che la natura è madre di tutti gli esseri umani e ciascun essere umano è parte integrale dello stesso universo e responsabile delle proprie origini. Va da sé, col turismo salutistico sempre più di moda, che alcuni ‘resorts’ del Kerala propongano trattamenti di medicina Ayurvedica di differente durata (dai 2 al 21 giorni) e preceduti da una visita medica (e non son nemmeno tanto cari, talvolta la metà della metà di nostrane sciccose cliniche-bene, con status symbol incorporato, che ti rapinano per darti una mela al giorno, metà al lunch l’altra metà al dinner).

Kerala, quando andarci
Tenuto conto del clima tropicale e dell’influsso dei monsoni, il Kerala (fuso orario + 4 ore e mezza) andrebbe visitato da novembre ad aprile (dai 23 ai 29° sulla costa, più fresco sui monti Ghats –separanti il Kerala dallo stato sudorientale del Tamil Nadu – nel Parco Nazionale del lago Periyar). Chi desidera sottoporsi alle cure della medicina Ayurvedica, deve però soffrire il caldo umido: si dice infatti che diano migliori risultati durante la stagione monsonica (in ogni caso – per non piangere mettiamola sul ridere – il paziente respirerà meglio che in un Pronto Soccorso della capitale del Belpaese).

2018-04-26T10:06:40+00:0026 Ott, 2015|Mondo|0 commenti

Lascia un commento