giampy giovanna e matteo ridPrima di doverosamente spiegare il mio ennesimo titolo di ardua decrittazione, invito gli eventuali lettori operanti nel turismo – se imberbi, quindi non al corrente di quel che fu quel meraviglioso mundillo dei viaggi d’antan – a unirsi ai colleghi più attempati nel ricordo di un Grande del Turismo che fu. Perchè, per certo gli attuali matusa, a suo (tanto) tempo (fa)  ‘addetti ai lavori’ del Tempo Libero (quindi compagnie aeree, tour operators, hotellerie) ricorderanno (impossibile il contrario: era un fiume in piena, una valanga di idee, parole, esternazioni) quanto importante fu la presenza di Giampiero Bellazzi tra i ‘facenti viaggiare’. Che bello averlo conosciuto. E se parlo per me, che vanto, bellissimo, essere stato suo amico.
A ‘sto punto la spiegazione del titolo richiede solo pochi eppur importanti dettagli, a ulteriore commento della scomparsa (sono ben certo che a Lui la parola ‘morte’ non sarebbe proprio piaciuta) di Giampiero Bellazzi, avvenuta pochi gg fa al ‘Nika’, suo ‘secondo regno’ (il primo fu la Sam, Via Unione 3, Milano) nonché arcinoto Resort maldiviano.

Già, “Il Nika”, vacanze chic nell’oceano Indiano, che Giampiero trasformò in una delle tante isole che la Serenissima ha posseduto nella sua meravigliosa storia. Ma no!!? Ma come?!?! Eh sì (può confermarlo il qui scrivente, e là presente): ogni giorno, sul far del tramonto, “il Bellazzi”, con tanto di cerimoniale, presidiava l’ammainabandiera del vessillo reso glorioso – non meno che storico, e rispettato – dal Leon de San Marco.
Perché Venezia fu la seconda tappa di un Tour della Vita che Giampiero percorse lungo un itinerario per trequarti ‘padano’ e infine addirittura esotico.
Itinerario che comincia con Vigevano (lì nacque ancorchè con gli scarpari Lui non avesse proprio nulla da spartire) ….

 

giampy rid  2 … e prosegue, lungo il Po, fino a Venezia, laddove, aviere al Lido, Giampiero si innamorò doppiamente: dei venexian (tant’è che finì per sposarsi) e della gloria della Serenissima (ecco spiegato, ai clienti del Nika, il vessillo garrente nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, e che bello sapere che lì il Giampiero riposerà in Laguna, e per certo correrò a salutarlo appena andrò al Lido a trovare il mio amico Giulio…).
Terza tappa della Giampero’s Story, Milano, Lui vulcanico deus ex machina della Sam, Società Aerea Mediterranea, dispensante charter (l’unico business ok dell’Alitalia, padrona della Sam, forse per il solo fatto che a dirigerla “c’era il Bellazzi”). E proprio alla Sam ebbi il privilegio di conoscere il Giampiero. Che bello! E che divertente lo staff (se ben ricordo, l’unico ‘normale’ era il Martinelli…). Perchè, oltre ai già curiosi rapporti del mio neoamico con ‘la Heinzl’ (gli è dura, per una donna, ritrovarsi collaboratrice e complice di un birbantello che non ce la fa a campare senza almeno un paio di contestuali morose….), divertivano soprattutto i mitici siparietti del Giampiero con “il Cavalchini” (al secolo, barone Guidobono Guglielmo). Che era, sì, ‘braccio destro’ del manager made in Lomellina, il Guglielmo, ma per certo distava anni luce dal Bellazzi quanto a moralità, comportamenti, seriosità (beninteso quelle virtù pelosette di un certo mondo che però non oso definire ipocrita…). Ad ogni buon conto il cortese lettore avrà già capito con chi stavo io… .
Dopodichè, proseguendo nel tour dell’esistenza del Giampiero Bellazzi, si potrebbe anche inserire Roma, sede di quell’Alitalia di cui il Giampiero poteva a buon diritto (vedi sopra) definirsi mana

Ma credo proprio che la considerazione del Giampiero nei confronti dei manager AZ capitolini fosse la stessa che Lui provava (avversione più un filino di disprezzo) per il fumo e il vino (‘il Giampiero’ non fumava ed era ahilui rigorosamente astemio, vabbè, nessuno è perfetto). A Roma, pertanto, doveva andarci, ma se nn c’erano morose si trattava solo di un blitz e subito a Milano. Laddove, il giovedì pomeriggio l’ufficio della Sam subiva una sorta di stop stante la venuta dei tombaroli etruschi con qualche bel pezzo raro. E a quel punto non c’era cristo che tenesse: potevi chiedergli una infinita catena di charter, tèla chì la firma del contratto, ma il Giampiero ‘era occupato’ (nel bagno, a ripulire qualche coccio tirato fuori in chissà quale necropoli).

E venuta la sera, firmati gli ultimi contratti charter, al Giampiero non restava che coltivare un ultimo sogno: cuccare soldi, al poker, al De Lorenzi e al Silvio Amori (una goduria, mentre non gli piaceva sconfiggere il Roberto Cossa e il qui scriente).
Ma eccoci giunti all’ultima tappa del Bellazzi Tour. Le Maldive, la Serenissima isola Nika, l’alzabandiera del Doge …. di cui ho già detto tutto.
Ma va in mona, Giampiero (e ho finito, devo correre ad asciugare una lacrima…).